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L'emissione delle
sostanze maleodoranti rappresenta spesso un importante elemento di conflitto
per il territorio che ospita un impianto di trattamento e depurazione
d'acque reflue, sia nel caso d'insediamenti già esistenti, sia nella scelta
del sito di localizzazione di una nuova struttura.
Fra i fattori ambientali che influenzano sia la sensibilità olfattoria,
sia il grado d'emissione degli odori da parte delle sostanze odorigene,
vi sono: la temperatura e l'umidità relativa (Ur) dell'aria.
Per definire un odore ci si riferisce, di norma, a tre caratteristiche
fondamentali: accettabilità, qualità ed intensità di percezione.
L'accettabilità costituisce in pratica "il gradimento" o "non piacevolezza"
di un odore. Si tratta di un carattere evidentemente soggettivo per molte
sostanze. Tuttavia, al di sopra di un certo valore d'intensità, ogni odore,
anche quello apparentemente più gradevole, diviene inaccettabile.
La qualità definisce il carattere specifico (speciazione) proprio
dell'odore. Si tratta di un aspetto importante perché permette d'identificare
il "tipo" di odore ed offre quindi una certa possibilità di "catalogazione".
L'intensità percettiva costituisce il grado d'intensità dell'odore,
come percepito da una "popolazione media". Essa si estende dal valore
limite di percezione (soglia percettiva), fino alle più alte intensità
(soglia d'irritazione).
La
produzione degli odori
La produzione d'odori molesti nei sistemi di raccolta
e trattamento delle acque reflue può essere dovuta a sorgenti esterne
ed a sorgenti interne. Le prime sono riconducibili alla presenza di composti
maleodoranti, già presenti nel liquame in ingresso all'impianto; le seconde
si sviluppano in alcuni punti delle linee di trattamento (l. acque e l.
fanghi).
Lo sviluppo delle sostanze maleodoranti all'interno degli impianti di
trattamento è, salvo casi particolari, sempre da imputarsi alla possibilità
che si creino condizioni d'anaerobiosi nelle fasi di trattamento: tal
eventualità può essere una caratteristica intrinseca del processo o derivare
da problemi di progettazione o, ancora, da conduzione dell'impianto.
A monte dell'impianto le principali fonti di odori sono rappresentate
dalla rete fognaria e dalle stazioni di sollevamento urbane.
Ai fini normali, i
depuratori rientrano nelle attività ad inquinamento atmosferico poco significativo,
di cui all'Allegato n. 1 del DPR 25 luglio 1991, sotto la voce n. 24):
"Impianti di trattamento acque".
Per le emissioni diffuse connesse con i depuratori non è pertanto necessaria
l'istruzione dello specifico regime autorizzatorio previsto dal DPR del
24 maggio 1988, n. 203 e successive modifiche ed integrazioni, fermo restando
il fatto, comunque, che le Regioni possono prevedere che sia comunicata
all'Autorità competente, da parte dei titolari dell'impianto, la sussistenza
delle condizioni di poca significatività dell'inquinamento atmosferico
prodotto (rif. art. 2, comma 2°, DPR. 25 luglio 1991).
Per gli impianti dotati di digestore anaerobico, le emissioni in atmosfera
derivano dall'utilizzo di gas biologico (biogas) e devono, in ogni modo,
seguire l'iter autorizzatorio secondo la procedura semplificata ai sensi
e per gli effetti del Decreto 5 febbraio 1998. Pertanto, anche la realizzazione
di nuovi impianti che prevedono emissioni in atmosfera dovranno seguire
tale iter autorizzatorio, a seguito del quale potranno essere prescritti
specifici adempimenti, dalla Regione competente. La stima delle concentrazioni
delle sostanze maleodoranti, in atmosfera, è effettuata valutando le soglie
di fastidio nella zona circostante l'impianto. Per descrivere il trasporto
e la diffusione delle emissioni, si utilizza il modello classico Gaussiano
(S. J. Williamson, 1973), sviluppato da Pasquill e Gifford per il calcolo
della concentrazione massima di un inquinante aeriforme sottovento ad
una sorgente puntiforme.
Per informazioni:
Ecoacque - Ing. Fanizzi
E-mail: ecoacquesnc@libero.it
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